Sii il pilota del tuo tempo, non un passeggero.

Una storia toccante, ricca di valore e significato.
Un Uomo, suggestionato dall’ottica materialista del mondo, crede di vivere una vita sbagliata, lontana dalla realtà che desiderava.
Troppo affezionato al denaro, finisce per trascurare affetti e famiglia, finchè non accadde qualcosa che ruppe la sua  quotidianità, stravolgendola del tutto.

 

<<Jack, Jack, alzati devi andar a prendere Alex da scuola!
Non puoi dormire tutto il giorno! >> Linda sbuffò e si incamminò in cucina.

Mi guardo intorno, infastidito dal suono della voce stridula di mia moglie.
Ogni mattina la solita storia:  sempre a lamentarsi del mio far tardi a letto, come se durante la giornata fosse l’unica cosa che faccia.
All’ennessimo  sollecito di Linda, mi alzo.

Guardo l’ora in effetti, forse,  ha ragione, è quasi l’una ed il bambino sta per uscire da scuola.

Mi vesto in fretta: indosso la solita camicia da lavoro, bianca, appena stirata e lavata: odora di pulito.
Prendo la cravatta e faccio il nodo: la odio, quando ero bambino bastava mettere su un paio di pantaloncini ed una maglia, e si era subito pronti per andare a giocare a pallone.
Da adulti invece è tutto così difficile e complicato, anche vestirsi.

Farò il letto più tardi, adesso il momento di correre a scuola.

Mi dirigo verso la cucina;
saluto distrattamente mia moglie e scendo in garage.
Ho sempre desiderato una macchina nuova, invece mi ritrovo con questo catorcio da quattro soldi, ormai completamente danneggiato.
Salgo, metto la prima, mi guardo intorno prima di partire, e metto in moto.
<<Se solo avessi accettato quell’incarico anni fa, la mia vita sarebbe totalemte differente, e non sarei qui a fare il baby sitter, ed un lavoro che non amo per niente>> parlo da solo, è vero, ma è uno sfogo abbastanza soddisfacente.
Beh, in fondo, il mio lavoro di guardia giurata, è più che dignitoso, ma non è ciò che avrei desiderato quando ero un bambino.
Sognavo in grande, desideravo   uno studio tutto mio, con dei clienti affezzionati;
volevo aiutare la gente a guarire dalle malattie, ma purtroppo non fu possibile.
Esistono treni che passano una sola volta nella vita, e se non si coglie al momento giusto quella fermata, allora, è persa per sempre.

Guido per recarmi alla scuola di mio figlio e nel frattempo ripenso a quel settembre 1990, giorno che cambiò la mia vita per sempre, in PEGGIO!
Fu il giorno del mio matrimonio: ero entusiasta; ricordo che sul mio volto vi era un sorriso fisso che non andava più via;
la donna che desideravo ed amavo, stava per diventare mia moglie;
Beh, fin qui sembra  perfetto, ma poi tutto cambiò.

La vita che stavo vivendo, non era la mia, ma di qualcun altro;
nulla da togliere a Linda: ottima madre e moglie, sempre affettuosa, fedele, dolce e disponibile per la famiglia.

Il problema ero io.

Sognavo una vita fatta di viaggi, di scoperte, una vita frenetica, auto nuove, il lavoro dei mie sogni, il mio ambulatorio;
ed invece, il matrimonio mi tolse troppo tempo: ero giovanissimo, non avevo ancora completato gli studi, e questo mi spinse ad abbandonarli.
Mia moglie ha sempre voluto che continuassi a studiare, ma un figlio, la casa, qualcuno doveva portare del pane in tavola;
anche Linda lavorava, ma un solo stipendio non era sufficiente al sostentamento di una famiglia;
perciò, abbandonai gli studi e cercai un lavoro.

Sono quasi giunto a scuola <<odioso semaforo, sempre a bloccare la strada quando sono di fretta>> mi guardo intorno;
in fondo non sembra esserci nessuno;
<<starò attento, e passo lo stesso, devo prendere Alex, ormai sarà già quasi fuori dall’aula>>

Passo col rosso;
non c’è nessuno;

SBAAAMMMMM!

……..

C’era qualcuno..

Un camion aveva attraversato, regolarmente l’incrocio, e purtroppo, aveva colpito l’auto di jack in pieno.

Nel frattempo  a scuola:

<<Signora buon giorno, sono la preside dell’istituto di vostro figlio, le telefono per assicurarmi che sia tutto apposto, Alex è spaventato perchè nessuno è ancora venuto a prenderlo, ci sono problemi?
Se mi autorizza, lo accompagno, io, a casa>>

<<Non è possibile, mio marito Jack è uscito di casa più di un’ora fa, per andare a prendere il bambino…>>

Bussano alla porta…

<<Preside, se lo può accompagnare lei mi farebbe una grande cortesia, perchè purtroppo abbiamo una sola auto, ed al momento non saprei come fare>>
bussano ancora insistentemente

<<stanno bussando alla porta, forse è Jack, la devo lasciare, ci vediamo dopo.
La ringrazio, davvero!>>

<<Si figuri cara, a tra poco>>

Linda si avviò alla porta e quando la aprì si trovò di fronte due uomini: erano due poliziotti.
La visione non presagiva nulla di positivo, pertanto scoppiò in lacrime, prima che loro potessero proferir parola.

<<Cosa gli è successo?>> gridò in lacrime <<che gli hanno fatto?>>

<<Signora, signora, stia tranquilla, nessuno gli ha fatto nulla>> disse il poliziotto più alto e giovane, che stava alla destra dell’uscio di casa;
le poggiò una mano sulla spalla e continuò <<suo marito, purtroppo, ha avuto un’incidente.
E’ in grave condizioni.
Al momento si trova presso l’ospedale di Saint Thomas>>

<<Com’è successo?>>gridò, piangendo a dirotto <<per favore, portatemi da lui.
Non ho auto, non so come fare>>

I due poliziotti si guardarono titubanti.
Poi il più anziano, che fino a quell’istante era rimasto in silenzio, disse <<Non rientra nei nostri compiti accompagnarla da suo marito, in ospedale, ma faremo uno strappo alla regola.
Salga in auto>>

Linda, compose il numero della sorella.
Squillava.
Una voce dall’altro capo rispose <<Ciao sorellina, come stai?>> era allegra e gentile, una voce dolce ed amica.

<<Katia, Jack ha avuto un’incidente.
Gli agenti mi stanno accompagnando in ospedale, per favore vai a casa mia, aspetta Alex e raggiungimi.
Non sa nulla, sarà spaventato.
La preside lo sta accompagnando a casa.
Ti prego, VAI.>>

IN OSPEDALE:

<<Codice rosso! Dobbiamo operarlo d’urgenza, il paziente ha uno pneumotorace, provocato dall’impatto con l’altro veicolo: una costola spezzata ha perforato la pleura.>>

 

Dove sono…Linda, Alex, voglio tornare a casa…
perdonatemi se non ho capito l’importanza di avervi accanto;
non mi serviva un lavoro ambito, o delle auto nuove, ciò che voglio in questo momento, siete voi, solo voi, e nient’altro….
Mi afferrano per le gambe, e  poggiano su una piattaforma d’acciaio.
Una luce mi acceca: una grande lampada rotonda si trova sulla mia testa.
Mi sento confuso, dove sono.
Sento delle voci.
Parlano, dicono che sto morendo.

<<Presto, prendete il defibbrillatore, svelti!!>>

<<Allontanatevi dal paziente, al mio “via tutti” defibrillo!>> si allontanarono i medici, dal corpo inerme di Jack <<VIA TUTTI>> 1..2..3..4…5…

Sento il mio corpo sobbalzare, come se una scarica di elettricità lo avesse improvvisamente attraversato.
Mi sento confuso, chi sono questi uomini bianchi.
Sono angeli.
Attorno a me, ci sono degli ANGELI, non è possibile, sto sognando, non può essere vero.
Ma, allora, sono già morto…vi prego, aiutatemi, prometto che apprezzerò la mia vita, darò valore a ciò che ho, e smetterò di comportarmi in maniera infantile.

<<VIA TUTTI!>>

Il mio corpo sobbalza di nuovo.
Stavolta, gli Angeli erano spariti.
Apro gli occhi, ci sono tante persone in tuta verde, con delle mascherine.
C’è una donna, che doveva esser il chirurgo, ed un’uomo di fronte, che penso sia un’altro chirurgo.
Alla mia destra, una donna, dalla tuta verde, mi parlava <<Ben svegliato, ci hai fatto faticare, ma ora sei qui, come ti chiami?>> doveva esser l’anestesista, credo, perchè dietro vi sono i vari monitor, di cui non ne avevo mai compreso la funzione, ma mi incuriosivano.

<<Mi chiamo Jack>> dico, con un filo di voce molto flebile <<perchè mi trovo qui, cosa mi è successo? Dov’è mia moglie e mio figlio ?>>
<<Ha avuto un’incidente stradale, un camion l’ha investita, e nell’impatto lo sterzo ha rotto delle costole, che hanno perforato il polmone.
Ora sta bene.
Sua moglie e suo figlio, sono qui fuori, ad aspettarla.
E’ molto fortunato, sa, ha delle persone che la amano>>

Era vero, sono  sempre stato fortunato, solo che fino ad  oggi non lo avevo compreso.
Mi portarono fuori dalla sala operatoria, in barella, e lì li vidi.
Fu come se li vedessi per la prima volta, come se fosse passato un secolo dal nostro ultimo abbraccio.
Quanto tempo ho sprecato, quante giornate trascorse a letto, senza far nulla, piùttosto che trascorrere con loro delle ore, in allegria e serenità.
Ma adesso, tutto cambierà.

 

TRE SETTIMANE DOPO:

<<Buon giorno tesoro!>>

Linda mi guardò perplessa e mi disse <<che fai già in piedi, sono le nove del mattino, di solito dormi ancora.>> sbadigliò e si mise a sedere sul letto, mentre mi guardava incuriosita.
<<Davvero? Ero così pigro? Su, dai, alzati dormigliona, che la colazione è in tavola.
E’ domenica, ora svegliamo Alex ed andimao tutti e tre a fare una bella gita al mare, ti va?>>
Linda non credeva a ciò che stava sentendo, ma sorrise, si alzò e mi abbracciò.

Non bisognerebbe mai dimenticare ciò che si ha, perchè gli affetti son di un valore inestimabile, molto più del denaro, di un lavoro lussuoso, o di macchine costose.
Chi ti ama, merita il tuo tempo, perchè esso ha una scadenza, e bisogna usarlo con cura.
“IL TEMPO VOLA”:  Sii il pilota del tuo tempo, non un semplice passeggero di questo volo.

 

 

 

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