Sesto capitolo del racconto: il diario

A palazzo tutti erano angosciati.

Per giorni cercarono di trovare qualcosa che riconducesse ad un eventuale omicida.

La ragazza era defunta di morte naturale o davvero vi era un omicida tra loro ?

Questi erano i pensieri che alle quattro del mattino turbavano il Duca Enrico.

La moglie Mary dormiva accanto a lui, ignara delle sue preoccupazioni, delle sue perplessità.

Il suo turbamento non era solo dettato dall’angoscia per la morte della dolce Brigitte, ma temeva anche che un pazzo omicida potesse agire ancora. Temeva per l’incolumità della sua famiglia, della moglie e specialmente della bimba.

Quest’ultima era ancora molto piccola, indifesa, facile da raggirare. Come ogni bambino si fidava di tutti. Del resto i bambini non conoscono cattiveria, non sono ancora consapevoli di quanto il mondo possa essere crudele e spregevole.

Doveva agire, doveva capire chi fosse l’assassino, nel caso in cui esistesse davvero un “chi”.

Pensò

-Basta!-

I suoi pensieri sembravo pesanti, non poteva trattenerli, implacabili, troppo rumorosi per poter prendere sonno.

Perciò, senza disturbare Mary, si sedette sul letto, cercò le ciabatte. Non le trovava.

-diamine!- disse a voce bassa

Voleva essere rapido, uscire al più presto dalla stanza, prima che la moglie si svegliasse per indagare nella stanza di Brigitte. Mary era già dispiaciuta, non voleva angustiarla maggiormente. La morte della sua domestica preferita l’aveva già turbata abbastanza, non voleva aggravare il peso di quella tristezza che teneva dentro.

Perciò, lentamente, si mise per terra, ed a tentoni nel buio, iniziò a cercare le ciabatte.

Ne trovò una sotto al comodino, e l’altra sotto al letto. Ma nell’alzarsi di colpo sbatte il braccio contro al comodino.

-che succede ?- domandò Mary svegliandosi di colpo

-oh, niente cara, dormi, non volevo svegliarti. Ho solo un po’ di fame, scendo giù a prendere qualcosa. Tu non preoccuparti, torno subito-

-va bene, buona notte- rispose Mary girandosi sul fianco opposto.

Enrico uscì piano dalla stanza, e con cura richiuse la porta dietro di lui.

Attraversò il lungo corridoio elegante.

Vi erano molteplici quadri lungo le pareti,appartenenti alla sua dinastia, fin dalla dodicesima generazione.

La camera di Brigitte stava al piano inferiore, così come le altre camere dei domestici.

Scese delicatamente la grandissima e bella rampa di scale, avente tappeto rosso e gradini dorati.

Raggiunse l’ingresso, passò all’interno della cucina, e da lì raggiunse la piccola stanza che portava nell’ala opposta del palazzo, quella che apparteneva ai domestici.

Non volevo disturbare e svegliare nessuno. Doveva indagare, ma non doveva darlo a vedere. Se l’assassino avesse scoperto che qualcuno stava indagando, avrebbe potuto reagire negativamente o alterare eventuali prove.

Doveva quindi procedere con cautela, mascherando la sua paura ed il suo turbamento.

Oltrepassò la camera dello chef Fabian, poi quella di Sebastian. Successivamente quella di altre due domestiche, Charlotte e Fleur.

Giunse finalmente in camera di Brigitte.

L’aprì piano, quasi come fosse una porta di cristallo.

Si sentiva a disagio, non avrebbe mai pensato di dover spiare all’interno della camera di una ragazza. Aveva sempre amato la medicina, ma mai considerato un ruolo poliziesco.

Entrò, e chiuse lentamente la porta, per evitare che il legno potesse far rumore durante la chiusura.

Si guardò in torno.

La camera rispecchiava esattamente tutto ciò che era Brigitte.

Ordinata, pulita, piena di libri disposti per ordine alfabetico sullo scaffale che stava vicino al suo letto.

Amava leggere, lui non lo sapeva, ma da quel che poteva vedere, era una delle sue passioni preferite.

Da Shakespeare, ai classici latini, fino ad arrivare a letture filosofiche. Sembrava prediligesse Platone, di lui aveva molteplici opere.

Praticamente era il suo mondo, non chiedeva tanto alla vita era semplice e sempre felice.

Il letto era rifatto, le cose in ordine, tutto al loro posto.

Di sicuro non si poteva accennare ad un suicidio, non c’erano biglietti, o elementi che potessero far pensare ad una sofferenza interiore.

Tutto sembrava in ordine, normale, pulito.

Sul tavolo teneva un diario.

Enrico lo apri ed iniziò a leggerlo dall’inizio.

Raccontava della sua infanzia, la sua casa, la sua famiglia senza un padre, ma composta da una madre premurosa, che aveva cresciuto lei ed il fratello con molta dedizione e cura.

Raccontò di quando la madre improvvisamente morì di tubercolosi, lasciando i figli in balia di un mondo crudele.

Continuò a leggere, quando improvvisamente sentì un rumore.

Infilò il diario nella tasca della giacca da camera blu che indossava, ed uscì velocemente dalla stanza.

Sembrava non esserci nessuno nei paraggi.

Non volendo attirare l’attenzione di nessuno, si incamminò presso la sua camera , vi entrò, conservò il libro con cura nel cassetto di fianco a lui, e senza svegliare Mary, si infilò sotto le coperte.

-dormi- pensò tra se e se – nelle mani ho qualcosa che potrebbe aiutarmi a capire se tra noi vi è un assassino, potrebbe essere la mappa che mi condurrà alla scoperta di questo delitto, ma ora è bene riposare, domani è un altro giorno. –

Dopo aver consigliato a se stesso di riposare, chiuse gli occhi è cadde in un sonno profondo.

Continua…

 

©2018-26 gennaio 2018  Sonia La Rosa

Sonia

L’Immagine rappresentante Parigi non è mia, ma è stata presa su internet.

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